THE SHIP

Potremmo pensare alla comune “barca” nella quale condividiamo il medesimo destino. Oppure alla metafora del Titanic che si avvia alla catastrofe mentre suona l’orchestra.

Per Bayo Akomolafe la nave è piuttosto quella schiavista (slaveship) e rappresenta la condizione in cui ci troviamo assieme a tutto il vivente. Una nave strutturata secondo gli scopi e le gerarchie coloniali (ponti), che non ha mai smesso di trasportare corpi e vite (umane e alterumane), spostando ecologie e terraformando mondi (per sottrazione, spossessamento e accumulazione). Una nave che mai ha smesso di funzionare, mantenendo la medesima architettura: si è soltanto difratta, diventando il porto e il retroporto, la città e le sue infrastrutture, insinuandosi in ogni innervatura dell’agire umano nella modernità. Questa “nave” è diventata fisicamente il mondo neoliberista globalizzato e cognitivamente il modo di pensare dentro quel paradigma. Tutt* siamo imbarcati lì dentro, nessun* è mai sceso.

Nella categoria “ship” includeremo i contenuti di analisi e critica di ciò che chiamiamo Antropocene, modernità, collasso degli ecosistemi, surriscaldamento globale e cambiamento climatico, trauma e giustizia sociale, estinzione di massa, sforamento dei limiti planetari.

Andremo alla ricerca di prospettive ‘non euclidee’ – con zoom-in e zoom-out nelle ecologie, nelle cosmogonie e nelle antropologie – che utilizzano linguaggi e mezzi espressivi non convenzionali, ibridi, metabolici, miceliali. Affabulazione speculativa (speculative fabulation) e narrazione poetica, arti, immaginari visuali e sonori. E tonnellate di silenzio.

We could think of the common “boat” in which we share the same destiny. Or the metaphor of the Titanic heading towards catastrophe while the orchestra is playing.

For Bayo Akomolafe the ship is rather the slaveship and represents the condition in which we find ourselves together with all living things. A ship structured according to colonial purposes and hierarchies, which has never stopped transporting bodies and lives (human and other-human), shifting ecologies and terraforming worlds (by subtraction, dispossession and accumulation). A ship that has never stopped working, maintaining the same architecture: it has only defracted, becoming the port and the hinterland, the city and its infrastructures, insinuating itself into every nerve of human action within modernity. This ship has physically become the globalized neoliberal world and cognitively the way of thinking within that paradigm. We’re all boarded in there, no one has ever disembarked.

In the “ship” category we will include the contents of analysis and critique of what we call Anthropocene, modernity, collapse of ecosystems, global warming and climate change, trauma and social justice, mass extinction, overshooting of planetary limits.

We will go in search of ‘non-Euclidean’ perspectives – with zoom-in and zoom-out in ecologies, cosmogonies and anthropologies – which use unconventional, hybrid, metabolic, mycelial languages and means of expression. Speculative Fabulation and poetic narration, arts, visual and sound imagery. And tons of silence.

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